Nonostante


 

1999 - Kosovo

Li avevano cacciati di casa così, di punto in bianco. Una famiglia casomai era lì che beveva il caffè: "Fuori tutti!"

La guerra del Kosovo è stata una delle ultime guerre balcaniche seguite alla dissoluzione della Jugoslavia. Anche questa, come le precedenti, è stata caratterizzata dall’aggressione del nazionalismo serbo a comunità, in questo caso albanese, che volevano costituirsi in stati indipendenti. Fotografi di guerra hanno documentato con dedizione personale e coraggio le atrocità di queste guerre, al loro lavoro va il nostro rispetto e gratitudine. Ma esiste un altro modo di raccontare le guerre, quello di cercare dentro una comunità che sta vivendo un momento di massima crisi, la forza di resistere e salvare la vitalità della propria anima. I cecchini che dall’alto delle colline di Sarajevo assediata miravano appositamente i civili, così come i missili di Putin in Ucraina colpiscono appositamente ospedali e condomini, oltre che obiettivi militari, hanno in comune lo stesso fine: distruggere la resistenza di un popolo che vuole vivere in libertà. Questa resistenza vive nel mantenere le abitudini, nella solidarietà, nel mantenere viva la propria cultura, nella voglia di vivere la vita che si è scelta, nella costruzione di momenti felici e continuare anche a sorridere. La ricerca di questi sentimenti guida il racconto in fotografia di questo come di altri teatri di guerra in mostra.

Nel luogo della foto si è perpetrato uno dei più gravi massacri di civili, in Kosovo, per cui Milosevic è stato condannato dal tribunale internazionale per crimini di guerra.