Dopo la guerra
Gli uomini hanno difeso la città ma sono state le donne a salvarla
“I sarajevesi non si limitarono a difendere la propria città ma anche un’idea di convivenza che qui si respira da sempre. Chi è moralmente determinato a difendersi è più forte di chi attacca. Gli uomini hanno difeso la città ma sono state le donne a salvarla, lo dico senza alcuna retorica. Nonostante tutto ebbero il coraggio di far nascere i bambini in quell’inferno, di lavorare negli ospedali, di mandare avanti le scuole. Mentre i mariti e i figli erano al fronte, furono loro a custodire la voglia di vivere di questa città”. (Intervista a Jovan Divjak, Avvenire, sabato 5 gennaio 2019)
Jovan Divjak è stato Generale dell’Armija, l’esercito bosniaco. Durante la guerra in Bosnia Erzegovina (1992-1995), Sarajevo subì un assedio da parte dell’esercito serbo-bosniaco di 1425 giorni: le principali strade che conducevano in città furono bloccate, così come i rifornimenti di viveri e medicine. Acqua, elettricità e riscaldamento furono tagliati. Jovan Divjak si è sempre definito bosniaco e sarajevese. Nonostante le sue origini serbe, durante l’assedio ha difeso la città, secondo solo al Comandante in capo.
